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Nouvelle visibilité pour le blog

E’ gia’ successo e sempre succedera’. Periodicamente devo limitare il blog a un gruppo ristretto di visitatori. Cosi’ e’ successo in passato e cosi’ succede anche oggi. Un sofisticatissimo algoritmo basato sulla casualita’, sulla simpatia, sulla ridondanza ciclica e su altri dettagli pratici vi divide tra “visitatori poco sicuri” e “visitatori bene accetti“. Non escludo di avere fatto delle cagate nell’elaborare questo dettagliatissimo algoritmo, ma vi invito, alla lettura di questo post, a fare un refresh completo della pagina (tenete premuto ctrl+premete F5), ad aggiornare tutto quello che riguarda link al sito (feed, preferiti, cache…) anche se vi sembra che tutto sia rimasto uguale. Non cancellate i cookie del sito qualora sappiate farlo: se c’e’ un cookie del blog, quello vi da’ solo dei vantaggi, infatti ci sono diversi livelli di limitazione e il cookie e’ parte di un algoritmo brevettato da me per decidere quanto siete affidabili.

Qualora scopriate dei trucchi per “vedere piu’ di quello che dovreste” (seguendo la regola che se vedete di meno male non fa), vi prego di aggiornarmi. I livelli di limitazione sono praticamente i seguenti:
1. Terrorista: non puoi vedere nulla, sei troppo poco sicuro. Quando vieni sul blog vieni rediretto su siti porno
2. Pericoloso: puoi vedere questo post e pochi altri
3. Imprudente: puoi vedere post in alcune categorie, il post sotto dovrebbe essere “Fête de la musique a Antibes”
4. Affidabile: se vedi il post sotto “Les craintes et les complications”
5. Uno come me: se puoi vedere tutto

Possono capitare casi in cui voi e il vostro vicino di computer, un parente o un collega, con le vostre stesse impostazioni e con la stessa frequenza sul mio blog, vediate due cose completamente diverse. Capita! Un po’ per la natura casuale dell’algoritmo, un po’ perche’ magari il vostro collega e amico ha fatto un uso migliore del suo tempo nella vita. Come ho detto non vi servira’ a nulla cercare di cambiare le carte in tavola: l’algoritmo Maestro (TM) riconosce quanto siete simpatici, inoltre vi punisce se cercate di fotterlo.

Una volta uno ha cercato di fottere l’algoritmo Maestro (TM) e quando e’ tornato a casa la moglie lo ha lasciato.
A un altro che ha cercato di fottere l’algoritmo Maestro (TM) sono caduti tutti i capelli.
Una volta ho visto correre per la strada uno inseguito da cani feroci. Ho scoperto qualche giorno dopo che aveva cercato di fottere l’algoritmo Maestro (TM).
I Maya han predetto che uno cerchera’ di fottere l’algoritmo Maestro (TM) il 21 dicembre 2012.
Si dice che a Sodoma cercassero spesso di fottere l’algoritmo Maestro (TM).
Madre Teresa di Calcutta e Rita Levi Montalcini non han mai cercato di fottere l’algoritmo Maestro (TM).
L’unica cosa che Rocco Siffredi non ha mai fottuto e’ l’algoritmo Maestro (TM).
Una volta un uomo, il giorno del matrimonio, ha trovato la moglie in bagno che veniva fottuta dall’algoritmo Maestro (TM).
Si dice che una volta un uomo si e’ lanciato per fare Bungee Jumping, ma si e’ strappato l’elastico ed e’ morto. L’algoritmo Maestro (TM) ha declinato ogni responsabilita’ (Io ogni responsabilita’, tu ogni responsabilita’, egli ogni responsabilita’…)

Stay tuned!

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Protetto: Porquoi je ne peux pas rester ici (Partie II)

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Protetto: Pourquoi je ne peux pas rester ici

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Troupeaux migrateurs

Minchia, rinizia il periodo d’oro per la Cote D’azur. Intanto è venuto un caldo soffocante nel giro di due settimane, tanto che dovrò pianificare una discesa nelle terre povere (quelle italiane) per il cambio di vestiario, eliminando la roba di lana che mi fa caldo solo a pensarla e portando su magliette a maniche corte. Ma a voi ovviamente di questo non importa una sega.
E allora per stuzzicare anche il pubblico più pretenzioso vi dirò che col caldo è pure tornato lo stormo, ovvero quell’indiscutibile quantità di figa che ti assale in ogni angolo del sud della Francia. Aspettano nascoste tutto l’inverno, imbruttendosi per non farsi riconoscere o migrando in paesi più caldi, e poi appena torna un pochino di caldo PAM, e ti ritrovi la città sommersa dalle gnocche.
Parbleu!!! Oggi rischiavo di venire circondato da un’orda di figa impazzita. Poi sono corso lontano dal bancone dei pesci e la figa è rimasta tutta là. Ne ho evinto che, essendo i francesi mediamente lozzi nelle parti intime per mancanza di bidet, le femmine da queste parti associno l’odore di merluzzo a quello di pisello.

Comunque si sta avvicinando l’estate. Se fossi saggio ora sarebbe il momento migliore per iniziare a fare quel pò di attività fisica necessaria per smaltire un pò di kg e ritrovarsi un figurino per l’estate (nel 2010 iniziai a dimagrire a Marzo e per Agosto ero al mio minimo storico dal 1999). Ma io non sono saggio e così me ne sbatterò la fava dura contro lo spigolo di un blocco di marmo.
Tanto poi sono per le relazioni sentite, è inutile che seduca le donne col mio fascino. Per questo mi pesano le sconfitte in fatto di seduzione non riuscita. Se fossi uno a cui interessa solo raggiungere un risultato anche momentaneo, la sconfitta avrebbe un carattere di transitorietà con il solo lato negativo di non avere ottenuto il risultato coitereccio.
Come diceva una ragazza “sono peggio i risultati non ottenuti che quelli ottenuti e finiti“. E’ una questione di charme: se una ragazza mi attraeva per la sua intelligenza e per la sua morale, la sconfitta sarà peggiore che non il successo con un’altra che però ha portato a una triste conclusione.

Solo che come si può stabilire l’intelligenza di una persona che parla una lingua che non capisci?!? Sono quindi circondato da ragazze di cui si può apprezzare il valore fisico ma che potrebbero avere modi di pensare pazzeschi. Ma che ci vuoi fare? Hai voluto la bicicletta? E ora segheeeeee!!!
Vi segnalo il sito di una interessante filosofa: Willis Domingo. Dateci una occhiata, maschietti!!!
Stay tuned!

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Encore des problèmes avec le français (partie II)

Domani vado a Parigi a reincontrare Jessica. Sto la’ fino a domenica 13, quindi come ho detto in un post breve, probabilmente non ci saranno aggiornamenti in questo perido. Spero ovviamente di migliorare il mio francese, perche’ ancora ci sono gravi problemi. E oggi, per lasciarvi l’ultimo post prima della partenza (dopo e’ facile che ci siano solo aggiornamenti brevi, che posso mandare dal cellulare), vi voglio raccontare ancora un paio di figure di merda col francese.
Vado al Centre des impôts a pagare la tassa d’abitazione. Se abiti in Francia devi pagare qualcosa come una mensilita’ d’affitto anche al governo francese. Io nel 2010 son stato 3 mesi, cosi’ ho dovuto pagare 230 euro (e’ una balla che si paga solo se sei inquilino dal primo gennaio). Vado allo sportello e dico “Je douvrais payer ce ca” (scusate ma non so scrivere la cediglia). La tizia mi guarda un po’ storto e dice “Cash?“. Io, col cazzo gia’ duro per avere scoperto che cash viene usato anche in Francia, rispondo oui e la tizia mi dice di andare alla cassa.
Gia’ mi faccio notare perche’ la cassa e’ dietro due porte col vetro blindato, stile banca: premi un pulsante e ti da’ accesso alla prima anticamera, poi quando la prima porta e’ chiusa entri nella seconda premendo il relativo bottone. Solo che la seconda non si e’ aperta subito, e sembravo un rapinatore che cerca di buttar giu’ una porta blindata. Poi arrivo li’ e dico la stessa frase: “Je douvrais payer ce ca“, solo che il commesso mi risponde: “en especes?” e io “comment?” e lui “en especes?” e io “comment?” e lui “en especes?” e io “comment?“… Alla terza volta una dietro si mette ad urlare “IN CONTANTI, WITH CASH…” e io, tranquillo, “ah, oui“.
Giustamente una mia collega virtuosa della lingua francese mi ha suggerito, dopo, di dire in queste circostanze “Est-ce que vous pouvez parler francais?” come se fossero loro a sbagliare a parlare.

A pranzo, 3 ore dopo, andiamo a mangiare ad uno snack bar in un edificio chiamato Les Espaces. Prendo una cosa mortale e vado a pagare. Alla cassa mi dicono quanto veniva il conto e il cassiere pone la domanda: “en especes?“. Io penso subito “Possibile che mi stia chiedendo se mangio qui a Les Espaces?” e dico “comment?” e lui “en especes?” e io “comment?” e lui “en especes?” e io “comment?“… A quel punto ho avvertito come l’urlo della commessa del Centre des impôts e mi son reso conto di cosa stesse cercando di dirmi.
Non sono comunque l’unico ad avere problemi di lingua, come gia’ vi avevo accennato. La mia collega virtuosa della lingua francese oggi me ne ha raccontata una capitata a lei. Sono mesi che ha problemi con la Bouygues, la compagnia telefonica, perche’ in casa non le funziona il router. Ieri li ha chiamati, e non si scappa, bisogna parlare loro in francese.
A un certo punto della chiamata la fatidica domanda della centralinista “A quel étage habitez-vous?” (a che piano abita?) e la mia collega “treizième” (nota che si legge tresiem, e significa 13esimo, ma lei voleva dire troisième che si legge truasiem e vuol dire terzo). La centralinista rimane un po’ sbigottita e chiede “Combien d’étages comporte le bâtiment?” (quanti piani ha il palazzo?) e la mia collega “six” (sei).
Mi immagino sta tizia che si fa uno schema di palazzo e scrive sulla cima “Piano 6” e molto piu’ in alto mette una X con scritto “lei si trova qui“. Si sara’ domandata se ci arrivava con l’ascensore.
Per oggi e’ tutto, buona settimana e… stay tuned!

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Encore des problèmes avec le français

Oggi altre due figure di merda col francese. A due a due come le ciliege, ma per fortuna oggi non sono io l’artefice. Il problema e’ che a spiegarle non risulteranno mai veramente comiche come a viverle, ma una mi ha fatto piangere dal ridere e non mi ha permesso di rimanere serio per tutto un pomeriggio. Parto ovviamente da quella poco comica, perchè è nel finale che vi voglio stupire con ilarità e divertimento.
Ieri l’altro eravamo a pranzo io e un soggetto che per la privacy chiamero’ Sandokan. Ovviamente parlavamo italiano essendo italiano anche lui. Parlando del fantastico corso inutile di francese che sta seguendo, mi dice “Domani facciamo il passe’ compose’, cosi’ potro’ dire…” e dicendo questo si e’ alzato in piedi e ha aumentato il volume della sua voce “J’AI MANGE’ LE POISSON!!!” dimenticandosi che intorno tutti non capiscono l’italiano ma capiscono il francese. Infatti l’han guardato TUTTI male.
Provate a immaginare: siete a mangiare e sentite due che parlano una lingue incomprensibile, poi uno si alza urlando “Ho mangiato il pesce!!!“. Almeno almeno pensate “Bravo ma… chissenefotte?!?“, solo che i francesi sanno essere rancorosi se pensano che state prendendo per il culo la loro amata lingua.

La seconda e’ opera di quella persona che va a colpo sicuro col francese finche’ non scopre che la sua sicurezza si basa su feci, perche’ il francese non lo sa ancora (abbastanza) bene. Per questo lo chiamero’ Ogino-Knauss, come l’inventore dei periodi fissi di fertilita’ della donna che allo stesso modo era sicuro finche’ non si e’ reso conto che i cili femminili sono irregolari come i peti di un culo mentre viene sculacciato.
Ogino qualche giorno fa, a pranzo, si e’ reso conto che per tagliare un pezzo di manzo grosso come un tronco non poteva bastare il coltellino che ti danno in dotazione in mensa, ci voleva il coltello da macellaio che puoi prendere solo in un determinato posto della mensa, cosi’ si e’ alzato ed e’ andato a prendere questo coltello. Arrivato di fronte alla cesta l’ha trovata vuota, dovevano portarli appena lavati. Ad attenderli anche un uomo completamente calvo.
Ogino ha quindi l’intuizione chiave: chiedergli, in francese, da quanto stava aspettando i coltelli. Si avvicina e dice “Combien de temps est-ce que tu attends pour le coupe?!?“. Solo che i coltelli si chiamano couteaux, coupe e’ il taglio di capelli!!!
Provate a immaginare: siete pelati e state aspettando dei coltelli e vi arriva da dietro uno e vi chiede “da quanto state aspettando per un taglio di capelli?!?“. Ma cazzo, SIETE CALVI!!! Vi sta prendendo per il culo?!?
Queste sono le fantastiche figure del cazzo che si fanno in Francia!
Stay tuned!

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Erasmus Jejy – Comment notre politique nous pérsecute à l’Etranger

Bonsoir,

eccomi di nuovo, ancora una volta « in diretta” da Parigi :)

Oggi, al contrario del solito, vorrei parlare di un argomento non strettamente legato all’Erasmus. Ci rifletto da qualche giorno, e diventa sempre più impellente il bisogno di comunicare a qualche altro Italiano quello che mi passa per la testa.

Tutto è cominciato mercoledì mattina, alle 10. Lezione di TPN (Technique de Prise de Notes, ndr), tutto nella norma. Una ragazza fa il proprio exposé in lingua, e poi propone una serie di argomenti di discussione legati all’articolo.

Qui la situazione degenera… Si arriva a parlare di corruzione, scandali, del caso di Zu Guttenberg in Deutschland. E qui, la domanda, tanto ovvia quanto pungente, della professoressa tedesca: “E in Italia? Anche da voi si genererebbe uno scandalo simile a quello tedesco per la situazione del Ministro Zu Guttenberg?

Io: ammutolita. Non so che rispondere. Provo proprio vergogna. Se dico di sì, nessuno ci crederà. I francesi, per quanto se ne dica, non sono scemi. Leggono i giornali, si informano. E se rispondono di no, mi verranno chieste ulteriori spiegazioni.

Alla fine, sussurro un Nein discreto, tutta rossa in viso. Subito dopo, mi ritrovo a spiegarle, in Tedesco, che noi Italiani non abbiamo più la facoltà di scandalizzarci per il semplice fatto di aver copiato una Tesi di Dottorato. Noi, che siamo abituati ad accettare, senza troppa sorpresa, scandali ben maggiori. Ministri che affermano “La Lega ce l’ha duro”, piuttosto che Presidenti del Consiglio che allietano le proprie serate con ragazzine con un numero limitato di neuroni.

La professoressa, alla fine del mio discorso, inizia a ridere. E colpita dalla mia ironia. Ma sicuramente ha anche colto il mio imbarazzo nel parlare della nostra situazione, di quanto sia grave e terribile…

A molto presto (magari con aggiornamenti più “felici” di quest’ultimo)!!!

Jessica :)

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Erasmus Jejy – L’Université à l’Etranger

Bonsoir,

siamo a domenica sera, fine di questo weekend. E domani sarà una giornata un po’ particolare, visto che inizierò finalmente l’Università qui a Parigi. Più precisamente, studierò all’ISIT, una Grande Ecole di Traduzione e Interpretariato.

Sarà sicuramente una grande esperienza, ne sono sicura. Mi arricchirà tanto, sia umanamente parlando, che dal punto di vista universitario e professionale. Ma vi assicuro che non è facile da affrontare. Gli studenti Erasmus vengono infatti catapultati in un mondo non loro, dove ogni punto cardine della propria Università viene bouleversé. Nulla è come in Italia, come a Forlì.

Prima di tutto, il sistema di votazione. I Francesi hanno voti che oscillano tra l’uno e il venti (il nostro trenta e lode). Il che implica che, una volta tornati a casa, i nostri docenti dovranno attuare una proporzione per capire cosa mettere nel nostro libretto.

Qui apro una parentesi. I Francesi sono tirchi da morire con i voti, specie nei confronti degli Erasmus. Quindi, non solo fai tanta fatica nell’adattarti al loro sistema e nel seguire le loro lezioni, ma torni anche a casa con voti medi (23/24), che alla SSLMIT di Forlì avresti probabilmente rifiutato.

Secondo punto, le lezioni. Ti viene dato all’inizio del Corso un Emploi du temps, nel quale sono contenute tutte le tue lezioni settimanali. Il problema è che, nonostante tu abbia diligentemente compilato un LA (Learning Agreement) secondo lo standard europeo, i professori francesi ti danno un pacchetto di ore sommario, che poi tu devi (se riesci) modificare secondo le tue necessità.

Ultimo difficoltà, ma non meno ostacolante delle altre, è la burocrazia che sta dietro un Erasmus. Credo fermamente che, se alla pubblicazione del bando di concorso gli studenti sapessero cosa ci sia dietro questa fatidica partenza, rinuncerebbero, almeno in buona parte.

Troppi documenti, troppi fax, troppe mail da inviare. Abbiamo l’obbligo di caricare sul portale dell’Università il certificato di arrivo, il certificato di partenza (alla fine del soggiorno), il LA, e così via. Oltre a fare centinaia di documenti per ottenere la borsa di studio dall’Unione Europea e dal proprio Ateneo.

Insomma, è ardua. Ripeto, è da fare. Si tratta pur sempre di un’esperienza unica, che caratterizza inevitabilmente la visione (e anche la successiva carriera) di uno studente. Ma deve essere affrontata con calma e sangue freddo, per non essere assaliti dall’angoscia che coglie i più.

A presto :)

Jessica

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Je ne suis pas raciste

Immagine presa da qui, un post che parla di un libro che potrei avere scritto io! ;)

Non è che sto diventando razzista, tutt’altro, da quando sono in Francia ho il punto di vista di quello che è emigrato e mi rendo conto che in molti casi è difficile, anche se, anzi, nonostante io abbia un reddito e non sia un immigrato clandestino nè comunque uno che ha da fare grossi conti per arrivare a fine mese. Molti dei miei problemi sono legati alla lingua, ancora la settimana scorsa l’omino della carne alla mensa (quello dell’uovo, per chi ha letto due post fa), gli ho detto “je prends une steack hachè” (ammetto di aver pronunciato la d, che in francese andrebbe omessa in fondo alle parole, come la s) e lui me ne ha fatte due, Dio suo.
Però esistono nazionalità che forgiano persone interessanti e/o divertenti, e nazionalità di merda. Ci sono anche nazionalità intermedie, ovviamente. Per fare un esempio, gli spagnoli sono simpatici, molto simili a noi ma sono più uniti, non mancano di ospitarsi anche se non si conoscono, come se essere spagnolo fosse un marchio di qualità, sono sempre tutti assieme, si dicono tutto e quando c’è da organizzare una festa sono così oliati a organizzarsi tra loro che spesso funziona. Inoltre fanno presto a fare amicizia.
Sui cinesi spesso sono simpatici, anche se sono un pò troppo stacanovisti. Del resto è noto: prima sono stati addestrati per invaderci e fotografare tutto, poi hanno invaso il mondo con le cose fatte da noi, scimmiottate e rivendute a prezzi bassissimi. Ci credo: lavorano 20 ore su 24 e vengono pagati come schiavi.

Hanno vinto loro alla fine: sicuramente in Cina da qualche parte c’è un colosseo incustodito, una torre di Pisa abbandonata e cose così (probabilmente han passato molti anni a ricostruire sistematicamente tutto quello che portavano dall’occidente, senza domandarsi se servisse a qualcosa o no), ma alla fine noi siamo invasi dai loro prodotti. E li guardavamo fotografare tutto e ridevamo di loro. Cosa abbiamo ottenuto? Che adesso magari vicino a una fabbrica cinese potete trovare una vostra statua di voi che ridete di loro, creata nella foga di copiare tutto dalla foto da cui loro hanno immortalato la fabbrica. Da quel punto di vista credo che se un giorno volessimo invadere la Cina ci basterebbe fare fotografare una cinquantina di persone in fabbrica che si suicidano allegramente, in un paio di mesi la popolazione cinese si estinguerebbe (pensate al boom delle nascite se i cinesi scoprissero il porno occidentale).
Ma la popolazione che proprio mi urta è quella francese. E cazzo, ma non si può!!! Già mangiano cose che tapperebbero le vene a Buddha, già parlano una lingua da froci (tutto il rispetto per le lingue, ma è una lingua che dovrebbero parlare solo le donne a mio avviso, perchè le rende maiale con quella s sibillina e la r moscia), ma poi a guidare son peggio degli italiani e parcheggiano abitualmente davanti ai garage!!!

Ieri mi sveglio alle 7.35. Ho un sonno merda e mi attendono il weekly meeting del team e il corso di Francese. Devo inoltre portarmi dietro il quaderno, così opto per dormire altri 30 minuti e prendere la macchina. Insomma, esco tardissimo per andare al lavoro e cosa ti trovo? Un macchinone davanti alla porta del garage! La bestemmia non si fa aspettare: nel mentre una vecchia col cane si avvicina e, lamentandosi della gente che parcheggia davanti ai garage, mi delizia con la storia della sua vita minuto per minuto non rendendosi conto che muovevo la testa non per annuire a quello che diceva, visto che non capivo una nerchia, ma perchè davo lo slancio alle bestemmie per arrivare più distanti.
Un’altra vecchia di merda, alla fermata dell’autobus, mi suggerisce di clacsonare. Mi sto ancora domandando se era sorda, visto che erano circa 20 secondi che non staccavo la mano dal clacson. Alla fine sparo la frase in francese alla vecchia col cane e le chiedo se dice all’uomo delle pulizie di spostarmi la macchina (è un altro che parcheggia a fianco dell’entrata, ma lui lo fa sempre perchè deve pulire e non sa dove mettere la macchina. Detto fatto, ho visto passare due autobus di quelli che prenderei io ma sono riuscito a partire, dopo aver aspettato 20 minuti, per andare al lavoro.
La sera lo stesso: trovo un furgone a fianco dell’ingresso. Coi finestrini abbassati urlo “Ma oggi è la giornata degli stronzi?!?” (notare che a Juan i francesi sanno perfettamente cosa vuol dire stronzo), quando compare l’autista che mi suggerisce di passare di fianco. Ma Dio che sa cosa fa, ho dovuto fare una manovra satanica per entrare. E una volta che l’ascensore per la macchina mi ha portato al mio piano cosa ti trovo? Un figlio di un Dio minore aveva messo la macchina davanti all’uscita dell’ascensore per lavarla (ma si può lavare un’auto in un garage sotterraneo?).

Insomma, devo trovare un modo per sterminare i francesi. E’ poco ma sicuro.
Stay tuned!

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Erasmus Jejy – Compte rendu de la première semaine

Bonjour!

Finalmente vi scrivo in diretta da Parigi :)  In questo momento, mi trovo seduta al tavolo dell’appartamento che io e le mie amiche abbiamo affittato nel 17esimo arrondissement. E una casetta carina e accogliente, e dal terrazzo si vede la Torre Eiffel!

Ho intenzione di scrivere questo post oggi per sintetizzare in poche righe ciò che è stato il mio arrivo nella Ville Lumière, e la prima settimana trascorsa qui. Ma non è facile, per niente. Forse perché sono successe talmente tante cose, che non so da dove iniziare. O forse perché, inconsciamente, preferirei parlare del prossimo futuro (30 settembre, una data che a qualcuno dirà molto ;) ), piuttosto che della settimana appena trascorsa.

Comunque sia, è giusto fare un resoconto della prima settimana della Jejy Erasmus.

Sono arrivata a Parigi il sette sera, in compagnia di mia sorella (che mi ha aiutato a trasportare i 50 kg di valigie che avevo). Con lei, ho alloggiato per tre giorni in un hotel, fino al dieci mattina, quando abbiamo avuto la possibilità effettiva di spostarci nell’appartamento. Ad essere sincera, questi primi tre giorni sono stati caotici! E solo dopo, una volta sistemate nell’appartamento, le cose sono decisamente cambiate. L’atmosfera si è rilassata, e mi sono più o meno ambientata ai ritmi devastanti che una metropoli come questa impone.

Veronica è ripartita lunedì mattina, e da questo momento è cominciata davvero la vita Erasmus della Jejy. Sono andata alla prima riunione all’ISIT (la mia Università di Traduzione e  Interpretariato), e ho ricevuto l’orario definitivo delle lezioni.

Inoltre, ho dovuto occuparmi di cose logistiche, come l’abbonamento della metro, i documenti per l’Università, e, naturalmente, la ricerca di un lavoro, che finalmente ho trovato. Si tratta di fare baby-sitting ad un bambino francese, parlandogli esclusivamente in italiano (E’ un bambino fantastico, e Andrea è già preoccupatissimo per questo mio amore spassionato per i bimbi! :P )

Impressione della prima settimana: molto buona, ovviamente! Non potrei proprio dire altro, dato che si sta parlando della città di Molière. Ma confesso che non è facile. Mancano le piccole cose, le piccole abitudini. E, soprattutto, mancano le persone care. Anche se le si possono vedere via Skype, sai che sono a centinaia di km da te. E devi solo aspettare…

A molto presto,

Jejy

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